In Italia si gioca il risiko della grande distribuzione, ecco le forze in campo regione per regione

Otto leader in venti regioni diverse fanno un po' la storia della distribuzione in Italia ma anche il trionfo del federalismo distributivo. Non a caso i punti vendita recano le insegne dei player internazionali, i loghi dei grandi e dei piccoli competitor nazionali e un numero impressionante di sigle di gruppi associati.
Per Paolo Barberini, presidente di Federdistribuzione, «è positivo che in Italia non ci sia uno o due leader, o un formato commerciale, predominante da imporre le politiche agli altri operatori. Ma, d'altro canto, la frammentazione è un lusso che non possiamo permetterci, pena l'espulsione dal mercato».
Per Luca Pellegrini, ordinario all'università Iulm di Milano, «le differenze regionali sono talmente forti, non solo rispetto alle tradizioni gastronomiche ma anche di reddito, da costituire un freno all'espansione fuori area delle catene». Si pensi alle difficoltà di Coop in Sicilia o alla ritirata di Carrefour da Puglia e Basilicata.
Nel panorama italiano prevale dunque il localismo distributivo, a volte con quote regionali di riferimento che non arrivano al 20%, altre volte con punte fra il 30 e il 50%. Nella mappa della distribuzione grocery italiana tracciata da SymphonyIri Group, Conad svetta in sei regioni, tra cui Lazio e Campania, ma è costretta a cedere il passo a Coop, con 5 primati, nelle ricche regioni "rosse" dell'Emilia Romagna e della Toscana cui si aggiungono anche Liguria, Umbria e Friuli; il gruppo associativo Selex primeggia, a sorpresa, in tre regioni, tra cui Veneto e Puglia; Auchan fa breccia nelle Marche e in Sicilia mentre Esselunga deve accontentarsi del "solo" primato in Lombardia, la regione più ricca d'Italia.
Quanto alle concentrazioni, in dettaglio Coop sfonda largamente il tetto del 40% di quota di mercato in Toscana (48%) ed Emilia Romagna (41%) e la lambisce in Liguria (39,2%); il gruppo associato C3 la centra in Valle D'Aosta mentre Selex si ferma a un passo (38,5%) in Basilicata. In Lombardia Esselunga impugna lo scettro del comando con poco più del 28% del mercato, ma stacca nettamente Carrefour e Auchan (circa l'11%) e soprattutto il "nemico" Coop (7,9%).
Tuttavia in casa delle cooperative la situazione dei duellanti si rovescia: in Toscana la società di Bernardo Caprotti non arriva nemmeno alla metà della quota della Coop e in Emilia si ferma al 7%. In Piemonte Coop ed Esselunga sono i follower di Carrefour, gigante degli ipermercati con oltre il 22% del mercato, ma con quote, rispettivamente, del 18 e del 10%. In Emilia, Coop e Conad si ritagliano circa il 70% del mercato. Tuttavia «la forte concentrazione delle cooperative – sostiene Barberini – non si traduce automaticamente nel controllo dei prezzi: dai nostri panel emerge che la concorrenza è molto agguerrita».
Ma non mancano neanche i buchi nelle reti: Coop, leader nazionale, è assente in Valle D'Aosta, Sardegna, Calabria e Molise mentre Esselunga, terzo competitor, è presente solo in Lombardia, Emilia, Toscana, Liguria, Piemonte e marginalmente in Veneto. «Il quadro a macchia di leopardo che emerge – osserva Gianmaria Marzoli, vice presidente retail di SymphonyIri Group – si complica ulteriormente e livello provinciale. Insomma la mappa di oggi è il frutto della storia e dell'evoluzione della grande distribuzione italiana, tanto che, alla fine, si potrebbe dire che ciascun distributore è padrone a casa propria. Forse solo Conad ha una presenza più capillare a livello nazionale».
«Il federalismo distributivo – aggiunge Pellegrini – nasce nei territori e si espande nelle aree limitrofe, condizionato peraltro da un sistema di autorizzazioni che non è stato pro-quota».
Secondo il docente è improponibile un processo di aggregazione accelerato «ma la grande crisi degli iper potrebbe dare una spinta al processo di consolidamento. Anche se gli specialisti degli iper, come Carrefour e Auchan, stanno premendo sul pedale dell'associazionismo e del franchising. Funzionerà? É una partita aperta: le multinazionali decidono rapidamente, l'associazionismo ha tempi più lunghi».
Anche per Barberini la crisi dell'iper può portare a un consolidamento «ma intanto gli operatori possono dividere le superfici e i costi delle strutture». Ma da cosa nasce la crisi dell'Iper? «Dalla presenza del non food sugli scaffali – risponde Marzoli –. I prodotti elettronici e l'abbigliamento sono offerti, con più varietà e servizio, da Media World, da Zara e H&M. Inoltre una popolazione più anziana preferisce la comodità dei negozi di prossimità».
«Oggi – conclude Pellegrini – i consumatori premiano il formato del superstore, come quelli di Esselunga, e il negozio di vicinato. Si tratta quindi di ricostruire una struttura commerciale: è un netto cambio di direzione ma è quello che hanno fatto in Inghilterra».
Il Sole24ore

La classifica 2010 di Altroconsumo

Altroconsumo pubblica la classifica di supermercati e ipermercati dove conviene fare la spesa.
L’insegna che ottiene il risultato migliore in assoluto è Iper mentre la seconda posizione nella classifica generale (ad un solo punto di distanza) spetta a Esselunga, una catena molto presente nel Centro-Nord e che per anni ha meritato il primo posto nella graduatoria di Altroconsumo.
A quota 102 a pari merito si posizionano: Alì (una catena locale veneta), Bennet, Il Gigante (presenti soprattutto nelle regioni settentrionali), Auchan e Panorama. Al quarto posto a pari merito (103) troviamo Ipercoop e Leclerc, mentre raggiungono quota 104 Carrefour, Emisfero, Famila, Interspar, Dok, Pam e Ipersimply. Maglia nera, infine, per Standa/Billa.

Altroconsumo assegna l’indice 100 alla catena che si è rivelata la più conveniente. Gli altri indici sono assegnati in modo proporzionale, per cui un indice 105 vuol dire che i prezzi sono più cari del 5%.
Le città dove la concorrenza risulta più agguerrita sono Verona, Firenze, Treviso, Pisa, Padova e Arezzo. In queste località si trovano i prezzi più bassi e più interessanti per i consumatori.

Classifica delle catene più convenienti ( tabella 1)
Nome della catena Tipo
I=iperemercato
S= supermercato
Indice
Iper
I
100
Esselunga
S
101
Alì
S/I
102
Bennet
I
102
Gigante
S/I
102
Auchan
I
102
Panorama
I
102
Ipercoop
I
103
LeclercConad
I
103
Emisfero
I
104
Carrefour
I
104
Famila
S/I
104
InterSpar / IperSpaR
I
104
Dok
S
104
Pam
S
104
Ipersimply
S
104
Spark
S
105
Conad Superstore
S
105
Pim
S
105
Simply
S
105
Coop
S
106
MaxiSidis
S
106
Poli
S
106
Unes
S
107
SuperO
S
107
Carrefour Market/ GS
S
107
Eurospar
S
107
A&O/ Super A&O
S
107
Insieme a Gs
S
107
IperSidis
S
107
Sma
S
108
SuperElite
S
108
Basko
S
108
Tigre / MaxiTigre
S
108
PuntoSma
S
109
Conad
S
109
DiMeglio
S
110
Sigma
S
110
Sisa
S
111
Despar
S
111
Gulliver
S
111
Billa / Standa
S
112

I problemi di Carrefour

Carrefour sta avendo dei giorni movimentati su diversi fronti.
  • In Italia continua lo scontro con lavoratori e sindacati. Questi ultimi hanno provocatoriamente distribuito dei pacchi di pasta ai dipendenti di un Ce.Di. milanese che da 93 giorni non percepiscono più lo stipendio. Secondo i sindacati i dipendenti sarebbero da reintegrare a fronte di una sentenza del tribunale di Milano. L'azienda però controbatte che le 64 persone coinvolte non sono dipendenti Carrefour ma di cooperative di movimentazione merci che a tutti gli effetti sono fornitori dell'azienda. I vertici di Carrefour Italia, quindi, parlano di strumentalizzazione dei sindacati.
  • In India l'azienda sta per aprire il suo primo store. L'intenzione dei francesi sarebbe quella di operare direttamente nel Paese asiatico ma la legge locale prevede che le aziende straniere abbiano comunque un partner locale per poter svolgere operazioni commerciali sul territorio indiano...
  • Sempre in Asia prosegue la strategia di dismissioni dai Paesi considerati non strategici (Tailandia, Malesia e Singapore) e nei giorni scorsi è stata avviata la raccolta delle offerte delle aziende interessate a rilevare i pdv dei francesi (si sarebbero dette interessate Tesco, Casino e l'asiatica Dairy Farm). L'obiettivo di Carrefour è di incassare entro la fine dell'anno almeno un miliardo di euro per finanziare lo sviluppo nella regione.
  • In Cina, invece, le beghe hanno il nome di Anhui Jiale un retailer locale che Carrefour ha denunciato per violazione della concorrenza. L'argomento del contendere sarebbe l'utilizzo da parte dei cinesi del logo "Jialefu" (che in pratica è la dizione cinese di Carrefour) per una catena di oltre 160 pdv. Le richieste presentate al tribunale sono relative al cambio di logo da parte dell'azienda cinese e ad un pagamento di un risarcimento di 6 milioni di yuan a causa dell'utilizzo (per le insegne, i cartellini dei prezzi, le ricevute e i sacchetti della spesa) di un nome e un logo riconducibile a quello della catena francese.
 The Retailer 

Carrefour, la protesta degli ex magazzinieri fanno la spesa e non vogliono pagare il conto

Singolare iniziativa ad Assago: il direttore li ha invitati a desistere minacciando la denuncia per furto.
Con il carrello pieno di pasta, acqua e pannolini si sono avvicinati alle casse. «Fateci passare, dobbiamo dare da mangiare ai nostri figli». È la nuova protesta dei lavoratori del magazzino del Gs-Carrefour di Pieve Emanuele, che si sono presentati al supermarcato Carrefour di Assago, alle porte di Milano, per protestare contro il mancato pagamento degli arretrati.
Avvicinato il direttore del supermercato, funzionari e delegati hanno trattato per avere un anticipo sotto forma di beni di prima necessita. Poi - dopo circa una mezz’ora all’interno - hanno lasciato i carrelli davanti alle casse e sono usciti dal supermercato consegnando volantini.
Da tre mesi i 60 magazzinieri di Pieve hanno la busta paga a zero ore e non vengono fatti rientrare a lavoro. Questo nonostante due sentenze del tribunale del lavoro che danno ragione ai lavoratori. Ieri un incontro in prefettura tra sindacati, Carrefour e consorzio Gemal - che gestisce l’appalto - si è risolto con un nulla di fatto. «La nostra proposta è di reintegrare tutti i lavoratori - ha detto Ettore Montagna (Filt-Cgil) - perché prima di tutto bisogna rispettare le sentenze. Poi si potrà discutere di cassa integrazione». E' previsto anche l’invio di una lettera all'arcivescovo di Milano, cardinale Dionigi Tettamanzi.

Carrefour ritrova l'utile ma delude attese


Conti in attivo per la catena francese Carrefour, che però non riesce a soddisfare gli analisti, che giudicano i risultati inferiori alle attese. La catena alimentare d'oltralpe ha infatti chiuso il semestre con un utile di 82 mln di euro, a fronte di un rosso di 58 mln riportato l'anno precedente, ma inferiore ai 292 mln attesi dagli analisti. Le vendite sono salite del 6% a 43,7 mld, mentre l'Ebit è aumentato del 40% a 712 mld. La società ha risentito dell'impatto dell'andamento degli affari in America Latina, ma conferma gli obiettivi per fine anno di un activity coontribution (una misura del risultato operativo) di 3,1 mld.